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New trailer for How To Train Your Dragon 3: The Hidden World

New trailer for How To Train Your Dragon 3: The Hidden World

Hey Everyone!

A new trailer for How To Train Your Dragon 3: The Hidden World has been released! Cate Blanchett is back as Valka in the movie franchise. Take a look!




Website: https://www.howtotrainyourdragon.com
The movie is set to premiere 22 February 2019 in the US.

Rome Film Festival – Additional videos

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Hello Everyone!

Today we are bringing more videos from “The House with a Clock in Its Walls” premiere at the Rome Film Festival from last friday. Enjoy!


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Rome Film Festival – Additional Content

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Hi everyone!

Cate attented four events during the 13th Rome Film Festival. Here are some new content related to this visit to Rome. Enjoy!!!

A margine dei suoi impegni per la presentazione de Il mistero della casa del tempo, la due volte premio Oscar Cate Blanchett ha partecipato a un incontro ravvicinato con il pubblico di RomaFF13.

Il primo film di cui ha parlato Cate Blanchett è stato Il curioso caso di Benjamin Button (David Fincher, 2008).
Mi sento romantica, soprattutto stasera. Ho accettato il film perché sono appassionata di tanti suoi elementi, come lo sceneggiatore Tim Roth, il regista David Fincher e Brad Pitt. Brad era così orrendo che è stato davvero difficile fingere di provare qualcosa per lui (ride, ndr)!. Il mio personaggio e le immagini mi hanno colpita, soprattutto l’ultima scena, con Daisy che guarda morire Benjamin, ormai diventato un infante. Tutte le madri sanno cosa si prova durante quella scena, perché pensano che prima o poi il figlio morirà e loro moriranno. Come ha detto Thomas Stearns Eliot, in my end is my beginning (nella mia fine è il mio principio), questo è il senso.

Il secondo film affrontato da Cate Blanchett è stato Carol (Todd Haynes, 2015)
Durante le attività stampa di Carol, mi sono sorpresa nel ricevere continuamente domande sulla mia sessualità, mentre per altri film non mi avevano mai fatto domande, per esempio, sulle mie capacità psichiche. In me ha suscitato una profonda sorpresa il fatto che il mio genere sessuale fosse improvvisamente diventato un argomento di cui discutere. Interpretare un ruolo secondo me significa creare un punto di vista universale su un personaggio, per cui il mio genere per me non è mai stato un problema, e non lo sarà finché non mi chiuderà una porta. Ci aspettiamo sempre di trovare affinità col personaggio, mentre per me la recitazione è antropologica, perché mi connetto con persone diverse da me e di epoche storiche diverse. Il grande piacere per me è capire cosa muove le persone, cosa le motiva.

Carol per me è stato come un parto d’amore. Avevo letto al liceo il romanzo, ma alcuni anni fa il progetto era molto più difficile, essendo incentrato su due donne lesbiche che non lo nascondevano negli anni ’50, però per fortuna da allora le cose sono cambiate. È stato comunque molto faticoso trovare produttori, ma queste difficoltà sono state un ulteriore incentivo per farlo.

Il successivo film affrontato da Cate Blanchett è stato Bandits (Barry Levinson, 2001), che ha stimolato una riflessione sulle differenze fra il cinema e il teatro
Quando ho iniziato a lavorare non mi sarei mai aspettata di arrivare al cinema. Mi dicevano che avevo 25 anni e che mi dovevo sbrigare perché stavo diventando vecchia. Per fortuna, le cose non funzionano più così. Ho fatto 2 film con la Fox, questo con Levinson e uno con Isabelle Huppert, che sarà su questo palco domani. Penso sia utile passare dal cinema al teatro, perché il teatro ti dà una percezione del pubblico. Uno aiuta l’altro. Il cinema mi ha invece portata a valutare le possibilità delle grandi inquadrature e dei primi piani. Se mi puntassero una pistola alla testa e mi costringessero a scegliere fra i due probabilmente sceglierei il teatro, perché c’è un rapporto visibile col tuo pubblico e perché è un lavoro di squadra.

Nei film, c’è un aspetto letterale, c’è un lavoro di narrativa sul personaggio che offre grande elasticità. Se a teatro vedi una schifezza non ci torni più, mentre al cinema ci vai lo stesso. A teatro però il pubblico è molto più coinvolto e ogni sera è un’esperienza diversa. Il film è un oggetto più compiuto in sé.

Cate Blanchett ha poi parlato di Diario di uno scandalo (Richard Eyre, 2006), nel quale ha lavorato accanto a un mostro sacro come Judi Dench
Judi è fantastica, e quando lavori con attrici di questo calibro il tuo lavoro acquista la qualità dell’altra persona. Quando fai un film che è tratto da un romanzo, non sempre la fedeltà al testo originale aiuta. La scena della lite, per esempio, l’abbiamo dovuta rigirare, e Judi aveva dietro di se una specie di tartaruga per darmi margine per spingerla. Lo sceneggiatore era sempre con noi, tutto è diventato molto fluido e provavamo e riprovavamo le battute. Vi racconto un aneddoto emblematico: a Judi piace molto lavorare a maglia; ha preparato una fodera per il cuscino per il regista Richard Eyre, e ci ha scritto sopra una sfilza di “fanculo”.

A seguire, è stato il turno di Io non sono qui (Todd Haynes, 2007), in cui Cate Blanchett ha interpretato Bob Dylan
L’idea di partenza per il film era quella di un’opera teatrale. Quando qualcuno ti fa una proposta così folle, devi assolutamente dire di sì. Solo pochi potrebbero rappresentare un personaggio in 6 parti con 6 attori diversi, ma tutti noi eravamo in questo viaggio e volevamo sapere dove ci avrebbe portato. Io stavo girando Elizabeth: The Golden Age, e se lo vedete noterete che continuavo a perdere peso per tutto il film, perché mi stavo preparando al ruolo che avrei dovuto fare. Adoro Bob Dylan, mentre lo studiavo ero totalmente presa da lui, ed è stato l’unica volta che mio marito è stato geloso. Non so se ha mai visto il film, io comunque non ci ho mai parlato.

Il successivo film affrontato da Cate Blanchett è stato Blue Jasmine (Woody Allen, 2013), grazie al quale ha ottenuto l’Oscar come migliore attrice protagonista
Penso che come avviene per molti registi sceneggiatori, la regia avviene attraverso il testo, per cui una grande sceneggiatura o testo teatrale contengono già molte informazioni, e a quel punto si tratta solo di fare gioco di squadra. Liv Ullmann era venuta in Australia per dirigere una versione teatrale di Un tram che si chiama Desiderio, in cui io avevo interpretato la protagonista Blanche. In seguito l’abbiamo portato in America, e credevo che Woody l’avesse visto, considerando le somiglianze fra le due opere. Quando gliel’ho chiesto, lui mi ha detto che non l’aveva visto e non voleva sentire parlare di Un tram che si chiama Desiderio. Il mio corpo conservava però qualcosa di quel ruolo e questo mi ha aiutata molto. Nel cinema non funziona molto l’eccesso di pensiero e c’è chi dice che le prove servono solo per riportare l’attore indietro all’atmosfera iniziale, che era già quella ottimale.

L’ultimo film da lei interpretato affrontato da Cate Blanchett è stato The Aviator (Martin Scorsese, 2004), grazie al quale ha conquistato l’Oscar come miglior attrice non protagonista nei panni di Katharine Hepburn
Sono cresciuta divorando i film con Katharine Hepburn e ammirando la strada che lei ha aperto alle donne al cinema. Stavo lavorando a The Missing di Ron Howard, e il mio agente mi ha chiamata dicendo che Martin Scorsese mi aveva cercata e mi avrebbe richiamata dopo mezz’ora. Io stavo accanto al telefono tremando, come se avessi il Parkinson. Non ricordo niente della chiamata, so solo di avere detto sì, entusiasta di lavorare con lui. Solo quando ho realizzato la difficoltà della parte mi sono spaventata.

Cate Blanchett ha poi scelto di mostrare al pubblico una scena di un film a cui lei non ha partecipato ma a cui tiene particolarmente, cioè La sera della prima (John Cassavetes, 1977)
Consiglio caldamente a chi non avesse visto questo film di vederlo, perché è straordinario. È la storia di un’attrice di Broadway che vede arrivare il suo tramonto. La recitazione e il ruolo di Gena Rowlands sono straordinari, perché riesce a entrare in quello spazio fra il ruolo e la persona che lo interpreta; ha una capacità straordinaria di creare l’emozione di una persona che si distrugge mentre crea un personaggio. È stata grande fonte di ispirazione per me.

In chiusura di incontro, Cate Blanchett si è prestata a un ultimo veloce gioco, ovvero associare una parola a 3 grandi registi con cui ha lavorato. A Martin Scorsese ha associato la parola ilare, mentre per Woody Allen ha scelto enigma. Steven Spielberg invece? La riposta è stata vorace.

Source

Cate Blanchett brinda a champagne nella Coppa Volpi – Read Article Here

The House with a Clock in Its Walls – New Behind The Scenes Still + Interviews

The House with a Clock in Its Walls – New Behind The Scenes Still + Interviews

Hello Everyone!

“The House with A Clock in Its Walls” is being released in some parts of the world; it opened this weekend in Spain and will be opening in some parts of Latin America and Middle East during this month. Today we have some interviews and a new behind the scenes still with Cate and Eli. Enjoy!

Click on the image to download the HQ version available in the gallery

The House with A Clock in Its Walls – Interviews

The House with A Clock in Its Walls – Interviews

Hello Everyone!

“The House with A Clock in Its Walls” has been released in Spain today so we are getting some new interviews, here we have four. Enjoy!

‘La casa del reloj en la pared’: ¿Que harían Cate Blanchett y Jack Black con super poderes?

No pueden ser más majos.

Hoy, jueves 11 de octubre, llega a los cines la nueva apuesta de Steven Spielberg como productor, ‘La casa del reloj en la pared’. Esta comedia fantástica llena de aventuras y magia ha sido dirigida por el hasta ahora salvaje Eli Roth, que cambia totalmente de registro, y tiene al frente del reparto rostros tan populares como Cate Blanchett o Jack Black. Con motivo del estreno, nos reunimos con los actores en Londres para que nos contasen cosas como algo que nos rondaba en la mente desde que vimos la cinta, ¿para qué usarían sus poderes si los tuviesen en la vida real?.

La película adapta la novela de mismo nombre escrita por John Bellairs en 1973, e ilustrada por el mítico Edward Gorey. Esta nos cuenta la historia de Lewis, un huérfano que llega a la casa de su tío para descubrir que sus paredes guardan todo tipo de mágicos secretos. ¿Listos para descubrirlos en el cine?

Cate Blanchett: “Una no hace un filme para su propio placer”

La actriz australiana estrena hoy ‘La casa del reloj en la pared’

Se ha ganado con justicia un sitial entre las mejores actrices de Hollywood gracias a una serie de fabulosas interpretaciones que le han dejado dos Oscar y otras cinco nominaciones al premio más importante del cine. Pero si algo ha distinguido la carrera de Cate Blanchett es su predisposición a hacer todo tipo de películas, lo cual ha contribuido a que no sólo sea respetada sino también popular: El señor de los anillos, El hobbit, Indiana Jones y el reino de la calavera de cristal… En la misma línea se inscribe su papel en La casa del reloj en la pared , la incursión de Eli Roth en el cine familiar, en el que encarna a una bruja de apariencia muy normal que debe ayudar a un niño y al mago que encarna Jack Black a salvar al planeta de un terrible final.

El director imaginó a la bruja más poderosa de la Tierra y pensó en usted. ¿No le parece extraño?

No tengo la menor idea. A mí me atrajo la posibilidad de trabajar con Eli Roth, además de que había leído el primer libro de la serie cuando era niña. Las combinaciones inusuales me resultan muy atractivas. El hecho de que él tenga una trayectoria haciendo cine de horror y de pronto haya sido invitado a hacer un filme familiar me pareció muy especial. No sólo sabe cómo asustar a la audiencia sino que además es un gran cinéfilo. Me impresionó su amor y sus conocimientos sobre cine y específicamente sobre el mundo de Amblin. La idea de interpretar a una bruja que ha perdido su magia también me resultó muy atractiva.

¿Cuál es su relación con la magia?

La magia me hace gritar de emoción. Si en este momento entrara un mago, cortara un limón y sacara de dentro una carta que hubiese tenido que adivinar, me pondría a gritar de felicidad de forma incontrolable como si tuviera 5 años. Me fascina todo lo que tenga que ver con la magia, ya sea levitación o trucos con cartas…

¿Estaba buscando un filme que sus hijos pudieran mirar?

No necesariamente. Mi hijo mayor tiene 16 años y ha visto de todo. Cuando me enviaron el guión de este filme, le dije que iba a dirigirlo Eli Roth. Él me preguntó si no era el que hacía las películas de terror. Cuando le dije que sí, comentó que poner a Eli Roth en un filme de Amblin era puro combustible. Le pregunté si le parecía que tenía que decirles que sí y me respondió: “Por supuesto”. Siempre le pido su opinión. Pero particularmente en un proyecto como éste, yo quería saber si era algo que iría a ver cuando estuviese en los cines. Una no hace un filme para su propio placer. Se hacen muchas, y tienes que pensar si vas a poder llegar a la audiencia a la que le estás apuntando como actriz.

En mayo cumplirá 50. ¿De qué manera encara la siguiente década de su carrera?

¿Le preguntará lo mismo a Jack Black cuando le entreviste? A mí me encanta la historia y tengo muy presentes a todas las actrices que han pasado antes y gracias a las cuales he tenido tantas oportunidades. Siento que una vez que llegas a cierta posición es importante convertirte en mentora de las actrices jóvenes que vienen detrás. Eso me interesa más que pensar qué futuro tengo como actriz.

¿Como ve el movimiento del #MeToo al año de su inicio?

He estado leyendo mucho ultimamente sobre el movimiento feminista de la década del ‘70 y cómo se llegó a la elección de Reagan. Honestamente me ha hecho recordar la película Atrapado en el tiempo. Lo importante es que no sigamos teniendo la misma conversación dentro de 30 años. Algunos cambios han ocurrido muy rápidamente y otros llevará más tiempo que se asienten. Yo creo que la prensa tiene una enorme responsabilidad en el lenguaje que se usa para hablar de esto y cómo se trata el tema. Tampoco me parece que sea un tema aislado que sólo afecta a las mujeres, ni sólo ocurre en la industria en la que trabajo. Pero todos los que participamos en ella estamos muy expuestos y por eso tenemos una responsabilidad para exponer en público la forma en la que efectuamos los cambios y también hacerlo de una manera rápida, positiva y sostenible. En cualquier caso, hay muchas otras industrias que deberían imitarnos.

Cate Blanchett on Elle China 30th Anniversary november issue

Cate Blanchett on Elle China 30th Anniversary november issue

Hello Blanchetters!

The new issue of Elle China featuring Cate Blanchett in two covers is here! We have added the magazine scans,new images and better versions of the photoshoot to the gallery. Enjoy!


You can read the interview in chinese here as well.